Lunedì sera l'Inter affrontava l'impegno casalingo contro l'Udinese dopo lo stravagante match col Real Madrid, e conseguente grosso regalo al leggendario ex Mourinho. I cosiddetti galacticos erano reduci da una sconfitta in Liga, denunciavano rilevanti assenze ed il pubblico madridista non ammette alcuna giustificazione, tale è il blasone della squadra di calcio più vincente del mondo.
Eppure, raramente abbiamo visto l'Inter partire così bene in uno stadio dov'è vietato sognare come il Bernabeu. Possesso palla nettamente a favore dei Nostri, numerosi tiri tentati verso la porta, difesa da un Courtois in gran spolvero (migliore in campo), mentre la Thu-La si palesava scarsamente incisiva in fase di conclusione. Ma sono bastati 23 minuti ed un paio di fesserie difensive per indirizzare la partita nella ricca cassaforte madrilena.

Prima Jones (Tu quoque!) ed il recidivo Bisseck (non ancora scevro d'amnesie difensive) pasticciavano davanti all'area liberando davanti alla porta un asso come Mbappé, che non poteva certo scialacquare quel gentile omaggio. “Costruzione dal basso”: quel teorema di gioco che spesso ci è costato caro ma sul quale si insiste ostinatamente. Se poi Martinez si mette in testa di dribblare Valverde davanti alla linea di porta, facendosi soffiare la palla, sospinta comodamente in rete, la gaffe è davvero clamorosa. Il portiere spagnolo poi si prodigherà in un paio di interventi da campione, ma queste altalene di rendimento sono inammissibili in una squadra che vuol far strada in Europa.
Come se non bastasse, palleggi e passaggi sbagliati nella propria metà campo si segnalavano anche da parte di “pezzi grossi” o quantomeno esperti (Barella, Calhanoglu, Pavard), mentre il carneade Diouf era addirittura il più meritevole dei nerazzurri: finalmente abbiamo un'ala pericolosa sulla destra, capace di sfornare assist (scialacquati) e di scompigliare la folta capigliatura del suo marcatore, Cucurella: non uno qualsiasi, ma il titolare della Spagna campione del mondo.
A rendere la partita palpitante fino alla fine ci pensava un lodevole Carlos Augusto, che oltre a ben sostituire Dimarco, si accentrava da attaccante su invito di Lautaro, battendo finalmente Courtois poco dopo la mezz'ora del secondo tempo. Peccato che nonostante un'Inter indomita, il punteggio resti immutato, 2-1 per il Real. La morale: in Champions, sbadataggini e superficialità sono letali.
L'Inter torna così, colpita ma tutt'altro che affondata, sul suolo nazionale dov'è dominante, e un po' tutti siamo convinti che a San Siro, nonostante la sua nota fisicità e la vittoria clamorosa nello scorso campionato, l'Udinese sia la vittima designata del posticipo serale del lunedì.

Soprattutto ne sono convinti i giocatori black & blue, ingrigiti come la maglia che indossano: iniziano la tenzone con una leggerezza inaudita, nonostante i vari cambiamenti decisi da Chivu nell'undici titolare invitino a maggior attenzione e a serrare i ranghi. Martinez è confermato in porta nonostante il quasi auto-goal di Madrid, la linea difensiva è schierata con Akanji-Stones (già collaudati negli anni del City) e Bastoni: può apparire la scelta più saggia fra le opzioni a disposizione. Meno stimolante l'idea di schierare l'attempato Miki a centrocampo accanto a Barella e Zielinski (abituale sostituto di Calha, già acciaccato, e recuperabile dopo la sosta “nazionale”...ahi ahi!). Sulle corsie esterne, giustamente confermato Augusto e per fortuna Chivu non si fa tentare dal rilancio di Henrique per preservare Diouf. Infine, la coppia d'attacco è composta da Thuram ed Esposito: Lautaro a riposo, con vista Roma.
Un formazione credibile insomma, se non che l'Inter parte al rallentatore, apparentemente demotivata; così al 9° minuto, con la difesa della capolista pressoché immobile, Abankwah (un difensore) salta di testa indisturbato, mettendola nel sacco, complice lo sbadato Akanji, che in questa stagione ne sta combinando non poche. E meno male che è stato il “colpo” di mercato dell'estate 2025 (le vedove di Ausilio prendano nota).
Al 16°, dopo una notevole occasione creata da Barella per Thuram, murato due volte dal portiere Okoye (risulterà il migliore dei bianconeri), dense nubi virtuali offuscano il cielo di San Siro.
Il protagonista di Madrid, Diouf perde palla banalmente alla destra della porta difesa (si fa per dire) da Martinez, l'assist di Davis è perfetto ma la conclusione di Ekkelenkamp è persino soft; El Pepo riesce comunque a deviarla nella propria rete: imperdonabile 0-2.

Fortunatamente l'Inter si scuote, Barella suona la carica, e al 26° Carlos si dimostra ancora provvidenziale, con una sciabolata di sinistro dalla lunga distanza che trafigge l'incolpevole Okoye. Meno di dieci minuti dopo, un'ovazione per la caparbietà di capitan Barella (Lautaro è in panca...), che sembra inciampare sulla palla suggerita da Thuram in area: invece, si rialza, la riconquista e fulmina il portiere con un irresistibile diagonale al 35°. Valorosamente risollevate le sorti dell'incontro in attesa della ripresa, dove il ciclone nerazzurro diventa straripante: Diouf si ripropone in versione “spagnola”; prima libera brillantemente al tiro Miki, ma Okoye gli nega il goal con un intervento salvifico; al 12° è sempre il moro francese a scattare inesorabilmente su lancio visionario di Barella, servendo un magistrale assist dalla linea di fondo per il connazionale Thuram, che fa secco Okoye: 3-2.
Nota dolente al 18°: Stones si infortuna alla prima da titolare, e ben sapendo quanto fragile si sia dimostrato nelle ultime due stagioni di Premier, rabbrividiamo...
Fortunatamente al 22° Zielinski si destreggia in area con la sua riconosciuta tecnica, liberando Pio alla sua destra che fionda in rete il quarto goal e chiude virtualmente la partita: ne aveva proprio bisogno, dopo qualche prestazione opaca ed un primo tempo impalpabile. C'è gloria anche per il subentrato Bonny, apparso in netto rialzo di forma, che prima spara su Okoye, poi recupera lui stesso il pallone e scaraventa in rete (34°). Entra anche Stankovic Jr. (prima di lui un Jones che si è ben distinto e pure il recuperato Dimarco) e scheggia il palo su punizione.
La seconda frazione di gioco ha tutta l'aria di un crescendo wagneriano per i nostri colori, ma la “pazza Inter” colpisce ancora, stavolta in negativo. In pieno recupero la difesa si addormenta come sul primo goal (ancora un cross in area dalla destra) e Gueye infilza per la terza volta un Martinez per niente reattivo: 5-3, vittoria netta ma funestata dal patatrac finale.
Il problema relativo al portiere spagnolo è ormai serio; sembrava sulla strada giusta per risultare “da Inter” ma le ultime due partite non hanno assolutamente giovato alla sua causa. Perché non pensare al veterano dell'Olimpico, Provedel, per la sfida di vertice di sabato prossimo? Contro una Roma solida e creativa, appaiata all'Inter a punteggio pieno in testa alla classifica - senza dimenticare l'ansia del Gasp di sfatare la tradizione negativa contro la “bestia nerazzurra” - non sono ammesse distrazioni. Inoltre, urge trovare una soluzione alla Dark Side dell'Inter, che non è un successone come il “Lato Oscuro della Luna” degli osannati Pink Floyd, tutt'altro! Attualmente per i nerazzurri è il fragile assetto difensivo. Chivu ha l'impegnativo compito di dar equilibrio e stabilità al settore (che non può più contare su un marcatore inesorabile del calibro di Acerbi), scegliendo gli uomini giusti al posto giusto. Purtroppo Stones, che sarebbe stato l'ideale regista arretrato, è ora fuori dai giochi.
Sabato, sarà emessa la più importante sentenza d'inizio stagione.


