Un caro amico, appassionato di Inter e musica rock, qualche tempo fa mi ha scritto: “Sei sempre nei panni di Catone il Censore, hai fustigato pesantemente la squadra. Ci sta, ma il rodaggio non è ancora finito.” Sul fronte opposto, un altro amico, noto deejay rock milanese, mi considera troppo “morbido”, martedì notte era letteralmente scatenato, invocando la cacciata di un bel po' di appannati protagonisti nerazzurri, allenatore e senatori: il primo, colpevole di un gioco troppo sbilanciato fra i reparti, i giocatori poiché lontani da standard decorosi. Detto per inciso, non si tratta di esponenti del Club di Clusone.
Sicuramente Inter-Bruges è stata una partita spartiacque, che non può passar sotto silenzio ed in seguito alla quale vanno necessariamente prese contromisure. Il “Corriere della Sera” l'ha liquidata con un titolo pesantemente ironico, “L'Inter non vale Tresoldi”, e tre sono anche i goal che ci ha rifilato il promettente rampollo italo-tedesco di fede milanista, corteggiato da Mancini e Klopp per le rispettive Nazionali. Ma quella contro i sottovalutati belgi non è una sconfitta occasionale: se si considera la scorsa stagione, l'Inter viene da 4 battute d'arresto europee consecutive, ed una sola contro la squadra che tremare il mondo fa, il Real Madrid. San Siro non fa più paura agli avversari del Continente, se ne escono trionfalmente il Bodo ed il Club Brugge, ovvero la “classe operaia” che va nel Paradiso Champions. Allargando il raggio d'azione alle ultime partite della competizione, solo una volta su 8 i Nostri ne sono usciti vittoriosi, in trasferta col pur insidioso Borussia Dortmund.
Se nel 2023 e nel 2025 i nerazzurri facevano sfracelli in Europa nonostante gravosi limiti finanziari, la prima volta battuti di misura in finale dal City (che non rispetta alcuna regola di fairplay economico e non solo), la seconda umiliati dallo straricco e pure fraudolento PSG, perché arrivati in fondo con i titolari spremuti fino al midollo, ma dopo aver eliminato squadroni come Bayern e Barcellona. La situazione si è ormai capovolta: manco si trattasse di una croce del metal satanico.
Pesa il grosso divario fra Champions League e Campionato Italiano, dove a differenza delle epoche Moratti (e ovviamente, nostro malgrado, di Berlusconi e Agnelli) i club più famosi della Penisola devono accontentarsi degli “scarti” delle Big Spender. Qualche volta funzionano, molto spesso no.

E non si può giocare nel torneo continentale allo stesso modo e con la stessa presunzione manifestata in patria, dove si sono comunque assommati allarmanti 0-2 iniziali. Il 3-5-2 ad esempio è uno schema superato dalle squadre di vertice europee; se poi, passi l'autostima, ma si gioca in modo arrogante come nel primo tempo contro il Bruges, fallendo occasioni e concedendo autostrade per le ripartenze, con giocatori talmente distanti che fra loro passerebbe anche un trattore, allora il colpo grosso è a portata dei rivali. Nella nuova stagione, Akanji da centrale ha fatto più danni che altro (e per fortuna era il fiore all'occhiello del calciomercato dell'anno scorso); Martinez compie interventi notevoli solo se reagisce ad errori letali, come a Madrid e dopo la folle uscita di martedì. Così facendo ha mortificato l'intera pattuglia nerazzurra, che ha giocato allo sbando tutta la ripresa.
L'Inter dovrebbe detenere un grande portiere, nell'aurea tradizione degli Zenga, Pagliuca, Julio Cesar, non un “debito” di questo tipo. Leggendo l'intervista pre-partita di Sommer, che dichiarava di venire a Milano per vincere, non riuscivo a non sghignazzare. Spesso da noi schernito, lo svizzero si è rifatto alla prima occasione...
Proseguendo, il centrocampo - lo ripeto - è scarsamente “fisico”: se il recidivo Barella e Zielinski (entrambi a riposo contro il Parma) offrono un rendimento irritante come martedì scorso, allora è meglio che continuino a scaldare la panca.
Dove invece ha stazionato a lungo Alek Stankovic, che nel Club Brugge l'anno scorso è stato una stella, riscattato da Marmotta e soci a 23 milioni (bell'affare! Dopo averlo ceduto a meno della metà); però quando nel finale è stato sganciato dal seggiolino, ha inventato un bellissimo lancio per Bonny, che ci ha messo del suo siglando il 3-4 finale, comunque sconfortante. In avanti Lautaro ha sbagliato il 3-3 su presunto miracolo di Sommer, però ha segnato 2 goal che hanno riacceso le speranze dell'Inter. Diouf è un po' una coperta corta: spesso irresistibile nell'1 contro 1 e sulla linea di fondo – fattore determinante nell'Inter – ma carente in una difesa già perennemente in sofferenza. E l'ingresso del tonico Carlos Augusto sarebbe probabilmente servito a limitare i danni (ma a posteriori, s'è detto che non fosse a posto...).
Per quanto riguarda Chivu, gli sono riconoscente per lo scudetto (e Coppa Italia) stravinti quest'anno contro ogni pronostico, non mi permetterei mai di invocarne l'esonero; però è necessario che soprattutto in Europa (ma anche in campionato, lo dicono i numeri) la squadra in campo tenga in grande considerazione la “copertura” difensiva - una volta gli italiani ne erano maestri – perché non si può andar avanti con questa media colabrodo di goal subiti!
Infine - insisto e mi ripeto - la Società ci ha gettato molto fumo negli occhi con la campagna acquisti estiva. Finora sappiamo bene a cosa son serviti i nuovi. Se non daranno importanti segnali di vita, inutile farsi troppe illusioni in Europa. Va detto che anche le principali testate giornalistiche hanno promosso l'Inter come potenziale outsider nel torneo continentale. Ma le dichiarazioni ottimistiche di Marmotta, non si combinano affatto con i limiti di spesa imposti da Oaktree. E se il gioco secerne una quantità di errori di mira in attacco, oltre alla difesa inguardabile, c'è solo da auspicare che i Nostri si diano la sveglia nella trasferta di sabato a Bologna, per tradizione tutt'altro che una passeggiata.
Infatti i rossoblu, battendoci in casa nel 2022, hanno di fatto consegnato ai “gemellati” del Milan uno scudetto ampiamente alla nostra portata. Sventurato ricorso storico con l'ultima di Champions: anche in quell'occasione una clamorosa “papera” del portiere (Radu), cambiò negativamente il destino della partita.
Come se non bastasse, Capitan Lautaro accusa un rilevante guaio muscolare all'indomani della sconfitta col Bruges, che lo terrà lontano dai campi fin dopo la sosta di novembre, saltando sicuramente il derby del 31 ottobre, che nell'ottica del passato prossimo si può ben dire “maledetto”.
Si fa male pure Pavard, ma la sua assenza è più sostenibile.
Alle 18 di sabato 17 ottobre, l'Inter scende dunque in campo al Dall'Ara, e le facce dei nerazzurri sono sintomatiche del momento delicato.

Neanche stavolta viene offerta un'opportunità a Provedel: la difesa è immutata, Zielinski è schierato da regista in vece di Calha, affiancato da Barella e Sucic; Esposito è il prevedibile sostituto di Lauti. “Genialata” finale, Chivu rilancia Henrique sacrificando Diouf.
Trascorrono 18 secondi e Piccoli arriva con un attimo di ritardo all'appuntamento con il goal grazie a una leggerezza di Akanji. Iniziamo bene! Al 5° minuto però, Barella dà la sveglia con il primo tiro in porta, deviato in angolo. Sugli sviluppi del medesimo, Luis Henrique riceve la palla a centro-area: a conferma della sua broccaggine, il tiro è impresentabile.
All'8° Akanji, che da marcatore non è affatto una sicurezza, si perde ancora Piccoli (uscirà per infortunio, meglio per l'Inter) e fortunatamente Martinez esce con perfetto tempismo.
Al 10° l'Inter va sotto, per la sesta volta in stagione: Henrique, molle come un lombrico, si fa soffiare la palla nella nostra metà campo, Pobega si invola verso la porta e fulmina Martinez con un tiro forte e preciso, che pure passa vicino al portiere.
I Nostri subiscono il colpo, e Bernardeschi va vicino al raddoppio, sventato dal Pepo spagnolo. Gli 11 nerazzurri appaiono in affanno, lenti ed imprecisi nella costruzione del gioco, esponendosi alle ripartenze del Bologna, sollecitate da Palladino. Dal 25° in poi, fioccano tre occasioni per l'Inter, che anche stavolta denuncia scarsa precisione nelle conclusioni. Barella tira alto sopra la traversa, Dimarco offre un potenziale assist a Thuram che sua volta sorvola la porta, infine, al 33°, Henrique scaglia una “mozzarella” scentrata.
Pochi minuti dopo, Pobega, ex-milanista indemoniato, spara a fil di palo. Intorno al 40°, rischiamo di capitolare per la seconda volta: Akanji (da bocciatura la sua prova) si perde Bernardeschi e sugli sviluppi del successivo calcio d'angolo, il diavolo Pobega centra la traversa!

Dal possibile 2-0, non una novità purtroppo, si passa sorprendentemente al pareggio interista. Barella, sempre il più manovriero a centrocampo, si sposta sulla destra dove il contributo di Henrique è nullo (ma basta!) e conia un magistrale cross per Thuram, che è ancor più bravo in elevazione, colpendo imparabilmente di testa. La reazione del Bologna è immediata, la squadra emiliana si rende pericolosa in un paio d'occasioni, ma al 45° è Esposito (partita per niente memorabile la sua, un po' arenato dopo le lodi nazionali) a fallire da pochi passi di testa, impegnando Skorupski.
All'intervallo le conclusioni sono 10-9 per il Bologna, a dimostrazione di un sostanziale equilibrio, ma è indubbio che l'Inter sia apparsa zoppicante dopo le percosse della Champions.
Probabile che Chivu si faccia sentire negli spogliatoi, scuotendo la squadra abulica (escluso il goal spettacolare), poi azzeccherà i cambi nella ripresa. Al 53° prima occasione per i nerazzurri: un positivo Bastoni per Esposito, che controlla male (troppo spesso in questa sfida) e si infrange contro Skorupski. Un paio di minuti dopo, a seguito di un interminabile giro-palla, Sucic spreca con una mozzarella allungata al portiere avversario; dalla parte opposta, lo imita Bernardeschi.
Al 60° possibile svolta della partita: Thuram, sempre insidioso, salta Darmian in area e viene atterrato dal nostro valoroso ex; per Doveri non è rigore, persino ammonisce il francese per simulazione (inesistente) ed il VAR se ne sta zitto. Intanto il Mister romeno ricorre ai cambi, a partire da Bonny, apparso in forma contro il Bruges, che avvicenda uno spento Pio.
Al fatidico minuto 69 (un numero spesso gradevole), escono l'impresentabile Bidon Luis e Dimarco, non all'altezza della sua fama, sostituiti rispettivamente da Diouf e Carlos Alberto.
L'esterno brasiliano, appena messo piede in campo, si lancia in profondità sul filo del fuorigioco, raccoglie un assist da Zielinski ed insacca ad un passo dalla porta: 1-2! Al 75° Bonny si conferma propositivo, spalanca la porta davanti a Sucic che da posizione oltremodo favorevole scheggia il palo. Il croato percorre più KM in campo dei compagni, ma è molto spesso impreciso. Lo stesso Bonny segna al 81° ma in fuorigioco.
Poco prima Chivu si era cautelato irrobustendo il centrocampo (dentro gli esperti Calha e Miki, fuori l'affaticato Zielinski e Thuram, che ha fatto bene la sua parte). Così all'83°, una strepitosa azione iniziata da un perfetto controllo-palla di Miki, apertura per Carlos che realizza un perfetto assist per Bonny (1-3!) chiude una partita virtualmente già da tempo in possesso dell'Inter, dominatrice nella ripresa dopo un primo tempo traballante. Il primo posto in classifica resta in cassaforte.




